L’AMORE HA I TEMPI DEI PLAYMOBIL2018-10-22T19:28:10+00:00

Project Description

L’AMORE HA I TEMPI DEI PLAYMOBIL

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In un angolo dimenticato della nostra mente, creature sospese si liberano della propria pelle di ricordo e cercano collocazione e unicità; creature oniriche portatrici di verità e onestà di intenti si muovono in bilico tra sogno, visione e realtà. Il loro viaggio scandito da un tempo infinito, dilatato, lontano svela la nostra esigenza di preservazione e il potere magico, fragile, etereo, del gioco in grado di condurre il destino di una vita intera.

IDEA ARTISTICA

DNA intende abbracciare nuovamente la tematica della conservazione e affermazione della propria unicità, all’interno di un nucleo più intimo e ridotto, ma potenzialmente più invasivo, che è il rapporto con sé stessi. Tutto il lavoro ha origine in un punto triplo in cui coesistono percezioni di noi che chiedono accoglienza e accettazione: una percezione a livello inconscio, una percezione rievocata dai ricordi e una percezione che l’ambiente familiare e sentimentale ci rimanda.

L’AMORE HA I TEMPI DEI PLAYMOBIL apre uno sguardo sul complesso sistema di percezioni che descrive il rapporto tra noi e il mondo. Un mondo apparentemente miniaturizzato, stilizzato, colorato, reale e al contempo illusorio tanto quanto l’immaginazione di un bambino che attraverso la gestualità del gioco, cela l’intento profondo di scoperchiare uno spazio onirico e incontrollabile, liberando l’inconscio dal quale l’IO onesto e veritiero trae nutrimento e che chiede di essere riconosciuto questo mondo. Un intero universo è quindi racchiuso nel palmo della mano di un bambino, i capelli di una donna come faglie nella terra, e una carezza impulsiva curatrice di ampie ferite, rappresentano gestualità che nascondono una gamma infinita di sensi, ricordi, valenze quali atti di identificazione tra il sé interiore e il sé nel mondo.

E’ la sensorialità che si vuole sfiorare e provocare, attraverso un gioco di stratificazioni, confusione e visioni sovrapposte, con l’intenzione specifica di disegnare un sentire a più livelli, grazie anche e soprattutto ad un  tappeto musicale ed un design luci che agendo insieme e sul movimento coreografico, creano l’evocazione visionaria di luoghi, stanze, epoche, tempi, ricordi, movimenti dell’inconscio, dell’emozione.

La costruzione di questo micro|macro luogo dà forma e voce ad una naturale confidenza e intimità in cui il proprio io si forgia e chiede spazio, accettazione e cura.

Questo spazio di nutrimento dell’io è definito in origine dallo sguardo che le relazioni con l’altro ci riservano e dalle percezioni esplicite che ne derivano.

Il movimento coreografico ha pertanto origine da una conversazione in cui si mescolano i danzatori per ricercare la condizione di disintegrazione delle molteplici identità, per azzerare nella fisicità di un gesto le divergenze e accogliere la vulnerabilità.

Due donne che possono essere in maniera interscambiabile, nonna, madre, nipote, sorella esplorano il processo di affermazione e accettazione della propria storia, conoscitiva  e genetica, all’interno della famiglia, una comunità più semplice, ma primordiale e più invasiva sull’individuo rispetto alla società.

Due uomini che si sono scelti, accompagnati, spinti e appesantiti dal loro bagaglio di vita, devono far fronte all’alterazione, costruzione, contaminazione del loro rapporto, nel tentativo di ritagliare lo spazio per l’accoglienza reciproca.

Due coppie cercano sé stesse e la loro realtà in un universo visionario, immaginifico, parodistico, fatto di creature, corpi, luci, voci.